2013 ottobre
16
Ott

La nostra esperienza

I miei omaggi a TE!

Nel dicembre del ‘2010 uno dei nostri soci fondatori è partito come volontario per il Nepal. Non sappiamo cosa lo abbia spinto, così precipitosamente, in una terra tanto lontana ma, a detta sua, dice di aver avvertito dentro di sé un forte bisogno di mettermi in discussione, e così ha deciso di fare un’esperienza in una O.N.G. (organizzazione non governativa)  in terra asiatica. Destino ha voluto che, durante il primo mese trascorso nell’organizzazione, maturasse l’idea di doversene andare.

I principi per cui ha voluto, calorosamente, entrare in gioco, hanno cozzato con le prospettive di quella O.N.G., la cui gestione non rispecchiava le sue aspettative. Una vera cooperazione, per quanto ci riguarda, non ha bisogno di messe in scena, né di montagne di soldi. Infatti, secondo i nostri principi, oggigiorno, basta uno scambio reciproco di informazioni, basilari, utili a far acquisire conoscenza ad entrambe le parti, su un progetto sociale nuovo da costruire. Ha optato, perciò, per un’opera di volontariato dal basso; scartando, prima di tutto, la visione dell’assistenzialismo fine a sé stesso. La passione per il sociale, dice di essergli venuta incominciando una serie di collaborazioni con “ENERGIA per i Diritti Umani”, una onlus che si ispira ai principi del Nuovo Umanesimo.  L’Umanesimo Universalista lo ha preso da subito, fino a coinvolgerlo nella “Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza”, incominciata il 2 ottobre 2009, giorno della memoria di Gandhi, nonché occasione suggerita dall’ONU, come “giornata mondiale della nonviolenza”, e conclusasi il 2 gennaio \’2010. Con gli amici di ENERGIA, nel \’2009, ha partecipato ad un seminario sulle banche armate, in occasione del “Forum Europeo sulla Nonviolenza”, tenuto a Milano dal “Movimento Umanista”. La lezione ricevuta pare averglo fatto molto riflettere sull’eticità finanziaria e sull’uso del denaro. E furono loro più avanti, che lo coinvolsero nell’inaugurazione del “Parco di Studi e Riflessione”, ad Attigliano, in Umbria, nel cuore dell’Italia, dove è nata la scuola di “studi umanisti”, che si ispira al “Messaggio di Silo”, filosofo e pensatore sud americano. L’umanesimo di Silo non è altro che un attivismo sociale messo a punto con la pratica, ovvero che non si limita al solo messaggio profetato. A Campobasso, negli anni scorsi, insieme agli amici di ENERGIA, abbiamo tenuto corsi sul volontariato internazionale, organizzato seminari su nonviolenza e diritti umani, allestito cene di beneficenza, e ospitato Giuseppe Carrisi, giornalista di Rai International, per un convegno sui “Bambini Soldato”. È stato frequentandoli che, nel ‘2007, il fondatore di questa associazione decise di rientrare da Roma con un “sostegno a distanza” (SaD). Era un Natale e, come regalo, “scelse” Mamadou, un bambino senegalese, il cui villaggio, Pikine Ikotaf, vicino alla capitale Dakar, è sostenuto da progetti portati avanti dagli amici di ENERGIA: “Diritti al Cuore” è il fronte medico – adesso costituitosi in una onlus – che li sostiene. Inizialmente ho incominciato l’esperienza del sostegno a distanza da solo.

L’idea di impegnarsi in un “SaD”, nacque per ricredersi su tutta una serie di cattivi pensieri, che si creò dopo aver osservato le malefiche speculazioni sull’ l’11 settembre prima, o sullo Tzunami e sui terremoti dopo. La gestione delle donazioni, nella formula televisiva, o in quelle tramite “sms” e mezzo postale, per la quale vengono tutt’ora messi in scena differenti sistemi di raccolta fondi, non lo hanno mai convinto: anche noi non abbiamo mai creduto alla TV. L’immagine di una società globale che verrà, non l’abbiamo mai concepita sul modello del denaro, delle reclame, del merchandising, che spingono allo spreco e al profitto (per pochi). E neppure abbiamo mai avvertito la necessità di costruire intorno a noi un mondo fatto solo di beni materiali, ancora tanto ostentato e reclamizzato. Quello che si è tentato di definire fino ad oggi,  purtroppo o per fortuna, è storia passata! Tuttavia, lo scenario non è affatto rassicurante. Al mondo, infatti, ci sono “imprese che gestiscono missioni”, piuttosto che associazioni di volontari. Esistono aziende che si dividono gli utili messi a disposizione per la cooperazione internazionale, più che persone pronte a dare una mano. Oggigiorno c’è “l’emergenza” ed “il soccorso”, non la solidarietà sociale ed il mutuo aiuto. Ci sono tante missioni umanitarie ma con poco umanesimo. Cominciò a costruirsi un mondo tutto suo. Chiuso. Fatto di paletti (di sicurezza) e, soprattutto, prevenuto verso molti. Incominciò a crearsi un pensiero univoco e sbagliato. Serrato in questi pensieri, semplicemente, ignorava. Riguardo a questo tipo di discorso, ammette di aver incominciato a dubitare a 360° (non circa l’avvenire), non risparmiando nessuno; finché non conobbe ENERGIA! L’entusiasmo che gli hanno passato questi amici, dopo che cominciaron a frequentarsi a Roma, durante un corso per il volontariato internazionale, al fine di partecipare ad una missione in Africa (che ancora deve fare!), dura ancora. Ed è con lo stesso entusiasmo, acquistato dopo aver imparato che al mondo ci sono i cattivi ma ci sono pure i buoni, che c’è chi lavora male e chi lavora bene, che Costantino è partito un anno fa per il Nepal.

Collaudata questa passione per il sociale, a Campobasso ha cercato in vari modi di dare il suo contributo per le questioni che più sentiva vicine; è in questi contesti che molti di noi si sono conosciuti: “NO all’eolico selvaggio”, i diritti dei migranti, l’“acqua pubblica”; appoggiando la scena locale in una discreta serie di appuntamenti. L’essere entrato in contrasto con una mentalità isolante ed esclusivista, tuttavia, ha deviato nuovamente il suo cammino. Dopo aver partecipato a diverse sedute del “Comitato Acqua Pubblica Molise”, decise di disertare gli incontri. Una visione verticistica della cosa, di tipo dirigenziale, non lo ha mai riguardato, né, tanto meno, si sarebbe aspettavo, in quelle occasioni, atteggiamenti “stile partitico” (cosa che per certi versi, parte del comitato, aveva manifestato): questi comportamenti non sono suoi, non gli appartengono, specialmente se parliamo della difesa dei beni comuni o di battaglie popolari. Per questo decise di andare via. Il coinvolgimento e la reciprocità, in ambiti associazionistici, infatti, per noi divengono elementi importanti ai fini della causa. Diremmo, anzi, che sono, rispettivamente, l’ordito e la trama, del tessuto sociale che cerchiamo di filare. Intrecciare rapporti umani, fare rete, a nostro avviso, non servono se si deve creare astio fra singoli e/o associazioni. Ai tempi, ci fu negata la possibilità (poi infranta) di organizzare una festa che sarebbe servita per la diffusione del messaggio della pubblicizzazione dell’acqua. Ripensare a quei giorni ci lascia ancora molto amaro in bocca. In piena delusione, e con questo stato d’animo, il fondatore di “Namasté!” ha fatto i bagagli e, in tutta fretta, si catapultò in Nepal, approfittando di un contatto che aveva. L’essere andato via dall’organizzazione, in piena crisi emozionale, colmo di tristezza, e, per di più, lontano da casa e nostalgico, non hanno, tuttavia, frenato la sua voglia di rivalsa, quindi decise che non era ancora arrivato il momento di rientrare.

Il suo umore in quei giorni era a pezzi. Le nuove cose che stava imparando, la delusione dopo l’aver creduto, i bambini di Hamro Ghar, e tutto ciò che si accumulava alle giornate di confusione, amplificavano il violentato umore delle sue ore. Fortuna ha voluto che conoscesse Sandra e Damiano, che gli presentarono hamro sathi Ishwar, con cui ha potuto sognare, e studiare il metodo per poter fare da soli. Prima di incominciare la collaborazione, che ha visto entrambi operosi in villaggi alle spalle di Kathmandu, Ishwar ha voluto conoscerlo. Lo stesso premeva alla sua coscienza. Lì, il suo stato d’animo ha incominciato lentamente a mettersi a posto. L’idea di mettere su un’organizzazione di cooperazione, al contempo, si stava sdoppiando, ed oltre ad “Amico Nostro”, che abbiamo avuto in mente di collocare in Nepal, abbiamo voluto far nascere un’altra associazione in Italia: “Namasté!”. Dobbiamo ringraziare le persone incontrate e i loro sorrisi, la curiosità e l’animosità dei loro bambini, il soggiorno ai villaggi, l’accoglienza ricevuta, l’idea venutaci di far arrivare l’acqua in una scuola, le visite alla sorgente, i numerosi meeting con le persone del luogo.  Sono tutte cose che Costantino porterà sempre nel suo cuore. E come dimenticare la sfarzosa pooja che gli è stata dedicata dalla comunità, prima del suo rientro in Italia. Le giornate, con il suo amico, le hanno passate a macinare idee, stilare progetti, anticipare il lavoro, diffondere la voce che una N.G.O. stava nascendo proprio a Chhatre Deurali, in uno sperduto villaggio nel distretto di Dhading, dietro Kathmandu, nel magico Nepal, cuore dell’Asia, alle pendici del tetto del mondo, presso la casa degli dei. Se vivi lontano dalla città, in quei posti, spesso sei dimenticato dal Governo centrale, ed i vari governi tecnici che tutt’oggi si susseguono, da quando è terminata la guerra civile, nel ‘2008, spesso si trovano impossibilitati a far fronte alle tante emergenze dettate dall’ingresso del Nepal nella società globale e, considerata l’estrema povertà in cui versa oggigiorno questa terra, abbiamo deciso di fare qualcosa!

Incominciato, così, un discorso dal basso, nuovo, non necessariamente legato alle strutture e agli organi delle Nazioni Unite, pur rispettandone e condividendone alcuni punti o direttive, abbiamo scoperto una strada differente del fare. Rientrato in Italia con uno spirito rinnovato, custodendo nel cuore un ampio tesoro: un nuovo amico, un’altra famiglia, una seconda comunità, che mi vuole bene, un villaggio dove passare le mie ore a meditare; Costantino dice di essere rinato spiritualmente. L’aver fatto, negli anni addietro, esperienza col “SaD” (a pieno), essendone stato coinvolto direttamente, gli ha permesso di spingere più in là le sue vedute. In altre parole, lo ha fatto ricredere sulla precedente visione che aveva sulla scena della cooperazione internazionale. Prodigandosi in prima persona nell’organizzazione e nella gestione di questo servizio, gli ha dato addirittura la possibilità di fare scommesse su me stesso! Adesso, le idee per l’avvenire, il  successivo lavoro per la compilazione delle schede sui sostegni a distanza, e gli eventuali altri progetti che verranno, giocano ora un ruolo fondamentale, non solo per lui. Il censimento ha riguardato, per lo più, bambini e ragazzi, le loro famiglie, ed il contesto dei villaggi di appartenenza. A farsi avanti sono state persone povere o poverissime. C’è chi vive con un piccolissimo fazzoletto di terra, chi lavora la terra di qualcun altro e chi, al contrario, possiede soltanto un bufalo, o qualche capretta, polli. Per questo, abbiamo riempito schede, scattato foto, fatto visite, impostato l’organizzazione, diffusa la voce e preparato gli statuti. Le informazioni acquisite hanno riguardato soprattutto una fascia sociale molto debole. Le categorie le abbiamo divise per emergenze, meriti, casta e gruppo etnico di appartenenza. Il riempimento delle schede e la compilazione di tutti i dati da utilizzare per la proposta delle schede del sostegno (condizioni personali, famigliari e/o del villaggio), le abbiamo fatte in loco, nella fantastica cornice naturalistica nepalese. L’intenzione sarà quella di offrire, a persone più bisognose, opportunità, speranze, una vita più dignitosa.

“Namasté!”  ed “Hamro Sathi” sono state concepite  intorno a tutto questo!

Studiato il da farsi e sistemato il suo sogno in un cassetto, di rientro dal Nepal, ha proposto l’idea a noi, amici e famigliari, e tutti assieme ci siamo prodigati per la costituzione di “Namasté!”. Utilizzando ogni mezzo a nostra disposizione, affinché ci potessimo far conoscere quanto meno in casa, abbiamo contattato conoscenti, parlato con parenti, organizzato eventi e cene sociali, allestito esposizioni e mostre fotografiche, tutto per la diffusione del nostro rinnovato messaggio, un messaggio (più che) umano: “mi inchino al divino che è in te…”! Attraverso IL BENE COMUNE, un mensile molisano, ci siamo fatti conoscere ad un pubblico molto vicino alla cultura e al sociale, nel cuore del Sannio; invece, utilizzando un canale di marketing e comunicazione, con gli amici di ZenitMagazine, che hanno dato spazio ad alcune interviste al nostro Presidente, siamo riusciti a canalizzare il messaggio in Molise. Questo sito ci permetterà, ulteriormente, di diffondere il nostro messaggio in Italia e nel Mondo.

Marinella, Alberto, Simona, Massimo, Pina, Antonio, Manuela, Vincenzo,  Saverio, Michele, Daniele, Erik, Ernesto, hanno sottoscritto lo statuto per cui “Namasté! Onlus” si è costituita e si metterà all’opera: “questi soci si impegnano a perseguire scopi di utilità sociale, al fine esclusivo della solidarietà umana, civile e culturale, nel mondo che va globalizzandosi”.

..mi inchino al divino che è in te…